Adozione e affidamento   Leave a comment

Cari Amici,

vi rimando a questo link per un interessantissimo articolo pubblicato sul sito della Repubblica che cerca di fare un po’ di chiarezza sui concetti di adozione e affidamento, mettendo in evidenza le lacune di un sistema che, troppo impegnato ad occuparsi della burocrazia, si dimentica del benessere dei bambini. Niente di nuovo, purtroppo.

http://d.repubblica.it/argomenti/2012/05/17/news/bambini_adottati-1014746/

Posted 21 maggio 2012 by ilpiccoloprincipeonlus in News

5 per mille 2011 per il Piccolo Principe!   Leave a comment

Cari Amici,

anche quest’anno abbiamo provveduto all’iscrizione del Piccolo Principe tra le ONLUS e associazioni di volontariato che possono usufruire del 5 per mille. Confidiamo pertanto che ancora una volta vorrete riporre in noi la vostra fiducia, indicando il codice fiscale della nostra Associazione (quello riportato alla fine dell’articolo) nella dichiarazione dei redditi. Non conta se parliamo di piccole cifre o di grandi capitali, non potete immaginare la gioia e soddisfazione nel constatare che numerose persone hanno puntato su di noi!

Ecco quello che avevamo scritto lo scorso anno nella medesima occasione:

“La nostra Associazione non ha spese e/o investimenti quindi avete la certezza matematica (testimoniata dal bilancio sociale pubblicato annualmente) che tutto il ricavato andrà direttamente a Suor Marisa, la quale mensilmente provvede a distribuire il denaro alle famiglie di cui ci prendiamo cura; non esistono progetti di marketing, strategie di sviluppo e altre belle parole il cui senso non capiamo mai fino in fondo e di solito stanno solo a significare che i soldi non finiranno mai dove vorremmo noi. Noi usiamo questa parola: Filiera diretta! Niente si ferma per strada, tutto arriva a Casa Sperantei, tutto diventa cibo, istruzione, casa”.

Lo stesso vale anche oggi, un anno dopo queste affermazioni, e vi garantiamo che questa continuerà ad essere la nostra filosofia. perchè quindi non proseguire o iniziare questo percorso al nostro fianco?!?

Un grazie di cuore a chi sarà dei nostri

Codice Fiscale dell’Associazione 91029950317

Buon Compleanno Piccolo Principe!   Leave a comment

Cari Amici,

oggi non è solo la festa del papà ma anche il compleanno della nostra Associazione che compie ben 5 anni! allora quale occasione migliore per pubblicare il bilancio di questo primo traguardo raggiunto grazie all’impegno di tutti i nostri Amici. Bilancio di 5-ennio Il Piccolo Principe ONLUS

Oggi più che mai ci sentiamo in dovere di ringraziarvi tutti perchè instancabilmente sostenete i nostri Bambini!

grazie ancora una volta di tutto cuore

Posted 19 marzo 2012 by ilpiccoloprincipeonlus in News

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“Alcuni suggerimenti per un regalo di Natale: perdono per un tuo nemico, tolleranza per un tuo avversario, il tuo cuore per un amico, un buon servizio per un cliente. Carità per tutti e buon esempio per i bambini. Rispetto per te stesso” (Oren Arnold)

Buon Natale a tutti i nostri vecchi e nuovi Amici da noi, Suor Marisa e tutti i bambini di Casa Sperantei.
Craciun Fericit a tutti e ancora una volta GRAZIE

Posted 22 dicembre 2011 by ilpiccoloprincipeonlus in News

I figli della migrazione   1 comment

Cari Amici, vi propongo questo articolo, originariamente pubblicato sul sito Osservatorio Balcani e Caucaso (http://www.balcanicaucaso.org/aree/Romania/Romania-i-figli-della-migrazione-109203).

Si tratta di un reportage dell’antropologa Cristina Bezzi sulle condizioni dei minori rimasti in Romania, figli di uno o entrambi i genitori emigrati alla ricerca di un lavoro. Quella che emerge è solo uno dei tanti delicati equilibri rotti dalla povertà. Pensiamoci.

Che impatto hanno i fenomeni migratori sui diritti dei bambini? In questo reportage Cristina Bezzi, antropologa, visita la Moldavia romena, una delle aree più povere della Romania e più colpita dall’emigrazione

Secondo le stime UNICEF sono 350.000 in Romania i bambini con uno o entrambi i genitori all’estero per lavoro. Mentre madri e padri sono in Italia, Spagna e Francia per contribuire ad un bilancio famigliare altrimenti impossibile, loro vengono accuditi da zii, nonni o altri parenti. A volte vivono praticamente soli, magari affidati a qualche vicino di casa.

Anche a seguito di recenti e drammatici fatti di cronaca al destino di questi “orfani bianchi”, così vengono chiamati, si inizia a prestare sempre più attenzione. Ci siamo recati nella Moldavia romena – nordest della Romania, una regione tra le più povere del Paese e quindi più colpite dal fenomeno migratorio – accompagnati dai volontari dell’Albero della Vita, Onlus impegnata nella tutela e salvaguardia dei diritti dei bambini.

La vita del villaggio procede con il suo antico ritmo di campi arati dal cavallo, giornate che iniziano con il sorgere del sole e terminano con il suo tramonto, ma accanto alla strada bianca e polverosa si innalzano case modernissime quasi tutte non intonacate, che stanno sostituendo le piccole abitazioni tradizionali dai caldi colori pastello.

Dietro ad ogni casa nuova o in costruzione c’è una storia di migrazione. Lo stile delle costruzioni spesso racconta anche la storia di quella migrazione, come osserva Gheorghe Moga, direttore della scuola del paese: “Se osservi le caratteristiche delle case puoi capire anche dove le persone sono emigrate”. Da Liteni le persone si sono dirette principalmente in Italia, Spagna, Francia e in misura minore in Germania.

La maestraEntriamo nella prima elementare con la maestra Ileana, i bambini le si fanno attorno e la stringono forte in abbracci. “Manifestano così la loro carenza affettiva”, mi spiega. Ileana chiede quanti di loro hanno un genitore all’estero, più della metà dei circa venticinque bambini alza la mano, la maggior parte ha la mamma lontana; nel villaggio questa è la normalità.

Ileana stessa è tornata in paese solo per alcuni mesi, in realtà lavora in Italia già da due anni e a breve ritornerà lì per accudire una persona anziana. “Nel 2009 c’è stato un’ ulteriore riduzione degli stipendi per coloro che lavorano nel pubblico, tutti gli stipendi sono stati ridotti del 25%, se prima prendevo circa 300 euro dopo il 2009 lo stipendio è arrivato a 250. Ho una figlia che sta studiando a Iaşi al liceo, solo per il vitto e l’alloggio devo pagare 100 euro al mese più tutte le altre spese. Mio marito lavora la terra, non ha un salario fisso e trovare lavoro qui è molto difficile. Semplicemente se io non fossi partita non ce l’avremmo fatta”.

Cerco un posto dove potermi risciacquare le mani. Maria, una ragazza di 14 anni, mi sorride e si offre di aiutarmi. Mi guida verso il pozzo azzurro proprio di fronte alla scuola; il villaggio infatti non è dotato di acqua corrente. Maria stringe forte la catenella del secchio alla corda e con movimenti decisi inizia a calare. Maria è molto curata e sembra essere serena nonostante l’assenza del padre e la distanza della madre partita per lavorare in Italia quando lei aveva otto anni. Vive con gli zii e i cugini, sembra capire i motivi per cui la madre è lontana, ma parlando con lei hai l’impressione di rivolgerti ad un’ adulta responsabile più che ad un’adolescente.

Quando la crisi fa migrare le donneSpesso sono le mamme a partire perché in questo periodo è più facile per una donna trovare lavoro. Dopo l’entrata della Romania nell’Unione Europea (2007), il flusso migratorio femminile è andato aumentando, mentre in seguito alla crisi economica sono stati molti gli uomini a rimanere senza lavoro e a tornare in Romania. A Liteni ci sono diverse donne che lavorano principalmente in Spagna ma anche nel sud Italia. Maria parte per circa 3-4 mesi all’anno, non vuole prolungare di più la sua assenza perché ha due bambini di 7 e 9 anni. Suo marito aveva lavorato per un periodo in Germania ma negli ultimi anni non è più riuscito a trovare lavoro.

Come lui anche Vasile, un 42 enne di Liteni, e rientrato dopo aver perso il lavoro all’estero. Ha lavorato come manovale a Torino per ben 7 anni, ma ultimamente faceva fatica a trovare lavoro ed inoltre spesso i datori di lavoro non lo pagavano: “Succede spesso, lavori per mesi e poi il datore non ti paga e quindi alla fine ho cercato un posto per mia moglie come badante. Adesso lei è lì”.

Vasile e la moglie hanno quattro figlie: sei, otto, dieci e quattordici anni. Attualmente è lui a prendersene cura; ha dato la sua terra in affitto per poter seguire le figlie e le faccende di casa. A breve però desidera tornare a Torino dove spera di trovare nuovamente lavoro e lascerà le figlie in custodia alla sorella.

La sua idea è quella un giorno di rientrare definitivamente in Romania, ma non riesce ad immaginare quando: “Fino a quando le figlie non saranno grandi saremo costretti a lavorare all’estero. Qui la gente vive di ciò che produce la terra, non ci sono posti di lavoro, sarebbe necessario andare in città ma anche lì è difficile e un salario medio, di circa 250 euro, non è comunque sufficiente a far sopravvivere una famiglia”. Vasile alza lo sguardo e mi mostra con orgoglio la casa che stanno costruendo attraverso le rimesse, anche se non è finita a breve potrà trasferirsi lì a vivere con le figlie. In lontananza la sua casa non intonacata si confonde con le pareti grige di numerose altre case. Ma sarà possibile per gli abitanti di Liteni tornare un giorno a vivere stabilmente nel loro paese?

Ancora bambini con la “chiave al collo”?Come spiega lo psicologo Catalin Luca, direttore dell’associazione Alternativa sociale, la prima in Romania ad occuparsi dei bambini soli a casa, il fenomeno non è nuovo in Romania: “Durante il comunismo ci sono state diverse generazioni di bambini che sono cresciuti da soli, poiché ambedue i genitori lavoravano tutto il giorno. Questi bambini sono conosciuti come la generazione dei ”bambini con la chiave al collo”, perché passavano le giornate davanti al block con la chiave di casa appesa al collo, in attesa che i genitori rientrassero. Questa stessa generazione è quella che oggi emigra e lascia i figli a casa pensando che, così come è stato per loro in passato, il compito del genitore sia quello di sostenere i figli da un punto di vista materiale, proprio perché anche loro sono stati abituati alla distanza emotiva e a volte anche fisica dai genitori”.

L’Associazione Alternative Sociale di Iaşi ha iniziato ad occuparsi di questo fenomeno impegnandosi attraverso campagne di sensibilizzazione e di informazione per i genitori, attività di prevenzione e counseling per i minori e proposte di legge per la tutela dei minori rimasti soli a casa.

Catalin Luca ha recentemente concluso la sua ricerca di dottorato in cui ha indagato le conseguenze causate dalla lontananza dei genitori, utilizzando un approccio che tiene in considerazione il punto di vista del bambino: “Dal loro punto di vista non sono le cose materiali di cui hanno bisogno ma la presenza dei genitori, la possibilità di discutere con loro. Spesso i bambini non vengono coinvolti nella decisione dei genitori di partire; la loro impressione è che non possono chiedere aiuto a nessuno per risolvere i loro problemi”.

Drammatiche conseguenzeI bambini vengono accuditi dal genitore rimasto o da una zia, altre volte dai nonni, nei casi più gravi da un vicino o da un fratello maggiore. La mancanza di supervisione da parte dei genitori spesso pregiudica lo stato di salute del minore che tende a non nutrirsi regolarmente, peggiora l’apprendimento scolastico e può determinare soprattutto tra gli adolescenti la frequentazione di entourage negativi. Dal punto di vista psicologico le conseguenze possono andare da una disposizione alla depressione fino ad arrivare nei casi più estremi al suicidio.

Lo scorso settembre ad Arad, Romania occidentale, è morta Monica, una bambina di dieci anni che a causa della nostalgia della madre, che lavora in Spagna, ha smesso di alimentarsi fino a che i suoi organi non hanno più retto.

Il caso di Monica, ha creato un grande scandalo. La madre è stata demonizzata assieme a tutte le madri che partono “senza preoccuparsi abbastanza dei loro figli”. Davanti a questo caso anche i politici hanno mostrato un cenno d’interesse tanto che il parlamentare Petru Callian ha proposto un disegno di legge che prevede una multa per i genitori che lasciano il Paese senza aver affidato i figli ad un legale rappresentante.

Come spiega Alex Gulei, assistente sociale di Alternativa Sociale, in Romania esiste già una legge che obbliga i genitori a nominare un tutore legale prima di partire per l’estero, ma poiché non è prevista nessuna sanzione, quasi nessuno si preoccupa di farlo.

E’ il caso di Nicu un ragazzino di nove anni, che partecipa al programma del centro diurno Don Bosco della Caritas di Iaşi. La mamma è partita per l’Italia quattro anni fa e quindi vive con la nonna settantenne e la sorellina di sei anni. Da anni Nicu dovrebbe sostenere un’operazione chirurgica molto delicata, ma non può farlo perché per questo sarebbe necessaria la firma della madre che è la legale rappresentante del figlio, ma che è da anni che non si mette in contatto con loro. La nonna sta pensando di far togliere per abbandono la rappresentanza legale alla madre per ottenerla lei, cosicché il piccolo Nicu possa essere operato, la sua paura è però che non le restino molti anni di vita e che se lei morisse il nipotino sarebbe affidato ai servizi sociali.

Le conseguenze psicologiche ed emotive della privazione dell’affetto materno e paterno sono un prezzo altissimo pagato dai minori romeni le cui famiglie sono coinvolte nel processo migratorio. Purtroppo spesso anche per chi segue i genitori nel Paese di accoglienza il processo di adattamento è lungo e non sempre facile. In molti casi tra l’altro accade che il minore rientri in patria con o senza la famiglia subendo un ulteriore fase di adattamento.

La tutela dei diritti dei minori coinvolti in processi di migrazione è complessa e non può che passare attraverso un approccio che coniughi il livello locale a quello nazionale ed europeo. Un primo passo in questa direzione è l’analisi delle loro condizioni di vita e l’individuazione di buone prassi per ridurre la loro vulnerabilità.

Posted 15 dicembre 2011 by ilpiccoloprincipeonlus in Report dalla Romania

Hurrà hurrà hurrà per lo Studio Fonzar!!!   1 comment

Cari Amici,

ancora una volta siamo a chiederci “Come faremmo senza lo Studio Fonzar”? Anche questa volta Ugo e il suo staff hanno organizzato un’indimenticabile iniziativa: serata conclusiva dei “Venerdì degli RSPP” con donazione benefica da parte di tutti i partecipanti al Piccolo Principe ONLUS. Più di 40 persone hanno preso parte all’evento per poter ascoltare (e vivere perchè alcune esperienze sono così profonde che non vanno solo ascoltate ma anche vissute) Bruzio Bisignano, esperto in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro, non un accademico ma uno che ciò che insegna, mescolando la didattica al teatro, l’ha imparato davvero sul campo, su un campo duro quale quello della ferriera, e sulla propria pelle. All’intervento è seguita una splendida cena durante la quale il nostro Presidente (che niente avrebbe potuto senza l’aiuto del mitico Pietro!!!) ha consegnato le Rose del Piccolo Principe ai partecipanti ricevendo in cambio generosi contributi. Ed è così che, ancora una volta i risultati hanno superato le aspettative e la generosità delle persone ci ha ancora una volta stupito. Ebbene sì, abbiamo raccolto 1.260 Euro!!!

Noi non possiamo che ringraziare con tutto il cuore Ugo in primis che è proprio unico e non serve aggiungere altro, lo staff che ha partecipato all’organizzazione della serata e tutti quelli che hanno deciso di contribuire per la prima volta o di continuare a sostenerci nel caso dei nostri numerosi, fedeli Amici; il Vostro appoggio, il Vostro interesse quando ci chiedete come proseguono le nostre attività con i bambini, è un dono, è la forza che ci consente ogni estate di prendere e partire a cercar di fare qualcosa, con la paura e la speranza nel cuore. Ogni contributo è unico e ha un valore ben al di sopra di quello materiale. Pietro è venuto da noi con cinque euro in mano chiedendoci se poteva avere anche lui una rosa per aiutarci. Ha detto: “Ora ho chiesto i soldi alla mamma ma poi, quando arriviamo a casa glieli restituisco perchè voglio fare io”.

E’ questo il messaggio che abbiamo sempre voluto far passare: niente è dovuto, tutto è un regalo se dato col cuore. Noi siamo davvero fortunati perchè riceviamo molti doni e per questo ringraziamo profondamente e ricambiamo con il nostro impegno. GRAZIE

 Una dolcissima sorpresa: addirittura una torta per il Piccolo Principe ONLUS!!!

 Le rose del Piccolo Principe

 Il Presidente impegnato nella distribuzione delle rose

Posted 14 novembre 2011 by ilpiccoloprincipeonlus in News

C’era una volta la delocalizzazione   Leave a comment

Cari Amici ancora una volta vi propongo un anticolo tratto dall’ interessantissimo sito www.osservatoriobalcanicaucaso.org a cui potete accedere direttamente tramite questo link http://www.balcanicaucaso.org/aree/Romania/Romania-c-era-una-volta-la-delocalizzazione-105856

Romania: c’era una volta la delocalizzazione ita

Romania: c'era una volta la delocalizzazione

Nei pressi dello stabilimento Nokia in Romania (flickr/alc990)

A partire dal 2008 molte multinazionali hanno abbandonato la Romania. Coca Cola, Nestlé, Colgate sino alla recente chiusura degli stabilimenti Nokia. Il Paese che era divenuto meta della delocalizzazione negli anni ’90 ora rischia il fenomeno contrario

In piena crisi economica mondiale (ma in Romania le autorità insistono a non usare ancora questo drammatico termine), alcuni dei grandi investitori internazionali stanno lasciando il Paese. E’ il caso della Nokia, ad esempio.

Intanto, anche in Romania, spaventa l’effetto Grecia: si rivedono i piani economici e le stime per l’anno prossimo e nel frattempo il presidente Traian Băsescu invita alla massima prudenza e punta il dito verso l’Unione europea, criticandola per aver rimandato troppo a lungo le decisioni in merito agli aiuti finanziari alla Grecia. La Grecia, per i Balcani, è una sorta di cavallo di Troia. “A causa della situazione della Grecia tutta la regione è contaminata dalla sfiducia e qui non si tratta solo di responsabilità greche”, afferma Băsescu, aggiungendo che “la Romania non può pagare all’infinito le indecisioni dei leader della zona Euro”.

Non della stessa opinione l’opposizione secondo la quale l’attuale grave situazione economica in Romania non sarebbe solo responsabilità dell’Europa ma dipende anche da gravi inefficienze governative.

Nokia bye byeIn Romania si parla ormai apertamente – tutti tranne il governo a dire il vero – dell’imminenza di una seconda ondata della crisi economica. Un forte colpo è arrivato a fine settembre quando la multinazionale finlandese Nokia ha annunciato che dopo tre anni e mezzo di presenza in Romania chiuderà la fabbrica di Jucu nella contea di Cluj, nell’ambito di un programma che riguarda la riduzione dei costi. I manager dell’azienda hanno tenuto a sottolineare che le unità di produzione in Asia sono più efficienti.

In seguito alla decisione, 2.200 di romeni hanno perso il posto di lavoro. Il premier Emil Boc, del Partito democratico liberale, ha convocato subito i ministri a Palazzo Victoria, sede dell’esecutivo di Bucarest e li ha avvertiti che “c’è un rischio maggiore di delocalizzazione” di alcune multinazionali dalla Romania ”perché la crisi economica accentua la competizione globale”.

Il presidente Băsescu ha invece fatto sapere che la decisione della Nokia non lo sorprende, in quanto era prevedibile, annunciando allo stesso tempo che andranno via anche altri investitori a causa della burocrazia nel Paese e “la mancanza di coraggio di assumerci decisioni importanti”. E sembra avere ragione Băsescu perché, se si parla di riduzione dei costi, allora va ad esempio chiarito che gli stipendi dei lavoratori della Nokia in Romania erano inferiori a quelli dell’Ungheria. Dove la Nokia non ha deciso di chiudere.

La Nokia era la maggiore compagnia IT&C presente nel Paese, con una cifra d’affari, l’anno scorso, di circa 1,6 miliardi di euro, l’1,3% del PIL della Romania. Sempre nel 2010 la Nokia è stato il secondo esportatore della Romania dopo la Dacia, produttore di automobili.

Non solo…

La stampa romena in questi giorni ha sottolineato come dal 2008 (anno che coincide con l’inizio della crisi economica) la Coca-Cola abbia chiuso gli stabilimenti a Bucarest, Oradea e Iasi, spostandoli in Moldavia. Nestlé ha delocalizzato la produzione del gelato in Bulgaria mentre la Colgate Palmolive ha puntato sulla Polonia. La Romania, il paradiso della delocalizzazione del tessile negli anni novanta, anche in questo settore si è vista spodestata da Turchia, Bangladesh e Vietnam.

Per calmare gli animi il governo ha annunciato che vi sarebbero 20 nuove aziende pronte ad investire un miliardo di euro nel Paese e creare 8.000 nuovi posti di lavoro. Una speranza a cui aggrapparsi in questi tempi bui. Per l’ex ministro del Tesoro, Sebastian Vladescu “la Romania è già in recessione. Ma sarà ancora peggio se entriamo veramente nella crisi”.

Intanto la Berd (Banca Europea per la Ricostruzione e Sviluppo) ha cambiato le proprie valutazioni in merito all’economia romena per il 2012, a causa della grande esposizione di quest’ultima nei confronti della Grecia. Le previsioni di crescita sono state abbassate del 2,7% , nel 2012 l’economia romena dovrebbe crescere quindi dell’1,5%.

Questo però non muta i vincoli internazionali. In un intervento televisivo a reti unificate il presidente Traian Băsescu ha annunciato che per l’anno prossimo la Romania dovrà avere un deficit inferiore al 3% e dovrà impegnarsi tramite legge finanziaria a limitare il livello dell’indebitamento. Inoltre dovrà mantenere investimenti per favorire l’occupazione. Il capo dello Stato ha ricordato inoltre che fino al 2008 il budget è stato aiutato da fondi provenienti dalle privatizzazioni. Ora questo canale di finanziamento è chiuso.

Comunque il problema sembra essere non tanto quello di attirare investitori ma fare in modo che quelli che ci sono non se ne vadano. Il quadro legislativo rimane ancora instabile mentre, a sfavore degli investimenti, vi è stato l’anno scorso l’aumento dell’IVA dal 19% al 24%. E poi c’è l’eterna “abitudine”: la corruzione. Secondo Steven Van Groningen, presidente del Comitato Direttore del Consiglio degli Investitori Stranieri  “la Romania è percepita come un Paese corrotto e questo ha un certo effetto sugli investitori. E’ molto importante dimostrare che si stanno facendo passi importanti nella lotta alla corruzione”.

Ancora tagli?

Nonostante non siano stati ancora annunciati nuovi tagli agli stipendi o licenziamenti nel pubblico in molti si chiedono come farà il governo a garantire un deficit al di sotto del 3% se non riducendo le spese pubbliche o aumentando le tasse. In novembre il premier Emil Boc dovrà inviare al Parlamento la legge finanziaria per il 2012, in seguito alle discussioni in merito con i rappresentanti dell’UE e del Fondo Monetario Internazionale. Dal suo canto il presidente del PSD (partito Social Democratico) Victor Ponta ha annunciato che l’opposizione voterà la finanziaria solo se verranno adottate, come misure anticrisi, il ritorno dell’IVA al 19% e se si ridurranno le contribuzioni sociali del 3%.

Il premier Boc intanto, annuncia tramite metafore che il periodo “lacrime e sangue” non è finito: “Le renne di Babbo Natale non porteranno sulla slitta buone notizie”. Si spera però che almeno Babbo Natale sopravviva alla crisi. Per quanto riguarda invece stipendi, pensioni o posti di lavoro, tutto sembra insicuro, nonostante il forzato ottimismo del presidente Băsescu, che con le sue rassicurazioni prova a tenere diritto il timone del Paese.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Osservatorio Balcani e Caucaso ed è stato scritto da Mihaela Iordace

Posted 3 novembre 2011 by ilpiccoloprincipeonlus in Report dalla Romania

Romania e le immagini che non dimenticherò   Leave a comment

Da Giovanni

Affido a questo spazio virtuale un’immagine che ho serbato a lungo; 12 anni e mezzo, ad essere precisi. Un ricordo mai sopito del tutto e risvegliato in modo improvviso da una notizia apparsa oggi su ANSA e che – in calce al mio sfogo – riporto integralmente. Scelgo di scrivere le parole che seguono perché sgomento: da anni ho voluto credere che si trattasse di problemi ormai risolti nell’area della “ex cortina”, anche nella steppa più lontana.

Floresti è una municipalità appena fuori la grande Ploijesti, capoluogo del Prahova, iudetul della Romania centrale, luogo di incontro tra la pianura Valacca ela Pedemontanatransilvanica.

A Floresti sorge, o meglio, rimane qualcosa di un vecchio sanatorio. Vi andavamo tra il 2000 e il 2001 con Suor Marisa a vedere come stavano alcuni bambini segnalati dalla Direzione perla Protezionedei Bambini. Casi gravi, più gravi di altri. Sottoprodotti della disumanità cui era demandato alle “Suore straniere” il compito di farsene carico solo quando ormai sopraggiungeva l’ultima settimana di vita. Allora si doveva essere tempestivi: arrivare e portare via la creatura non appena fosse giunto il permesso da parte della burocrazia romena. Se vi erano speranze di salvarne qualcuno dipendeva dalla velocità con cui si interveniva. Correre a Floresti, consegnare le carte, prendere il corpicino ancora vivo. Portarlo nella casa famiglia di Cimpina sperando di salvarlo, trasformandolo in un bambino. Quello che c’era tutto intorno, dietro ai cancelli verdi scrostati e arrugginiti del sanatorio infantile di Floresti è molto vicino a quello che riportano oggi, dalla Russia.

Ed è passato evidentemente solo il tempo, nulla più.

 

Russia: orfanotrofio-lager, 27 morti per denutrizione.   15 ottobre, 12:25

MOSCA – Un orfanotrofio-lager, con una trentina di bambini morti in gran parte per denutrizione o soffocamento da cibo: l’istituto degli orrori è stato scoperto a Miski, nella regione siberiana di Kemerovo, dove sono ricoverati 400 bambini con malattie congenite che impediscono loro di muoversi e/o di mangiare. Negli ultimi due anni e mezzo ci sono stati 27 morti e sono spariti 670 mila rubli (16 mila euro) versati dallo Stato per l’ assistenza ai piccoli una volta maggiorenni.

Ora la procura locale ha aperto un’inchiesta e il direttore dell’istituto, indagato per negligenza colposa e abuso d’ufficio, si è dimesso. Tutto è partito dalla morte per denutrizione di un bambino di 11 anni, che pesava solo 10 kg. “Abbiamo visto bambini in tali condizioni solo nei documentari sui campi di concentramento nazista”, ha commentato indignato il procuratore Oleg Zaratovski, come riferisce il tabloid Komsomolskaia Pravda. Su 27 decessi, come accertato dalle autopsie, 11 sono stati causati da soffocamento da cibo: le infermiere, infatti, alimentavano per via orale anche i piccoli che dovevano essere nutriti solo con la flebo.

Posted 17 ottobre 2011 by ilpiccoloprincipeonlus in News

Quando anche morire costa troppo   Leave a comment

Cari amici, vi propongo di seguito un articolo pubblicato il 20 settembre su giornalettismo.com; guardando al di là della triste ironia della vicenda si intravede il dramma di persone a cui viene strappata anche la dignità

In Romania si affronta la crisi anche tagliando i costi delle bare Ci sono paesi in cui la crisi economica è così grave che i cittadini non possono permettersi neppure di morire. Pensare che con la morte si concludano i problemi terreni è una falsa speranza, soprattutto per i parenti, e in Romania lo sanno bene.

ABBATTERE I COSTI DELLA MORTE – I falegnami rumeni cercano di contrastare i costi in aumento, sfornando bare a prezzi ridotti. La testimonianza di Ilie Troanca lo dimostra: vende bare in Transilvania al costo di appena un centinaio di euro, sfidando la recessione; per ora ne ha vendute solo un centinaio, ma le bare a costo contenuto sono sul mercato solo da un paio di mesi. Troanca non si abbatte, perché sa di aver attirato l’attenzione ben oltre Sibiu, la sua città a 300 chilometri da Bucarest. Come il direttore dell’industria forestale racconta, “ho visto che c’era un’opportunità e che avevamo molto spazio inutilizzato: la foresta copre 180.000 ettari di terreno ricco di querce, faggi e pini. Se vi chiedete perché fare affari proprio con le bare, dovete tenere in considerazione che costituiscono un grosso business in Romania, un paese con 22 milioni di persone dall’età avanzata e in cui le cremazioni non vanno per la maggiore.

I COSTI – Le bare classiche costano tra le centinaia e le migliaia di euro, a seconda dell’estetica e dei “fronzoli” scelti. Vanno inoltre aggiunti i costi per ottenere un posto in cui seppellire i propri cari e quelli delle tangenti da passare ai custodi del cimitero per ottenere un posto decente. Le bare semplici vendute tra Troanca costano tra gli 82 e i 106 euro, a cui aggiungere il 24% di imposte di vendita, a seconda del tipo di legno scelto e della complessità del design. Il legno più pregiato è la quercia, mentre il pino e il faggio consentono un grande risparmio. Fuori dal laboratorio di Troanca si accumulano lunghi tagli di legno proveniente dai Carpazi; si tratta di materiale che sarebbe diventato legna da ardere, se non avesse deciso di utilizzarlo diversamente. Per forgiare una bara “entry-level” ci vuole appena un giorno, poi va dipinta o laccata. È possibile scegliere due forme: rettangolare o esagonale. Se la morte è inevitabile, è comunque bene pensare per tempo a soluzioni comode per tutte le tasche.

Posted 23 settembre 2011 by ilpiccoloprincipeonlus in Report dalla Romania

Visita ai bambini 2011   1 comment

http://ilpiccoloprincipeonlus.files.wordpress.com/2011/09/articolo1.pdf

Cari amici,

finalmente ecco il report della nostra ultima visita in Romania! L’ho caricato in pdf così chi vuole può salvarlo, stamparlo e/o diffonderlo! Se avete problemi con il file scriveteci una mail all’indirizzo dell’associazione piccolo_principe_07@libero.it

Grazie a chi spenderà dieci minuti a leggere questo articolo

Posted 12 settembre 2011 by ilpiccoloprincipeonlus in Report dalla Romania

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